“In viaggio con Erodoto” di Ryszard Kapuściński

 

In viaggio con Erodoto

Ryszard Kapuściński è uno scrittore e giornalista polacco. Come inviato e reporter, ha documentato e descritto diverse situazioni in Africa, in Medio Oriente e in Asia. In viaggio con Erodoto è una sorta di autobiografia, riguardante alcuni momenti salienti della sua infanzia e dei suoi numerosi viaggi all’estero.

Dalla Polonia all’India, dalla Cina all’Iran e dal Congo all’Egitto, Kapuściński – ogni volta che il lavoro gli concede del tempo libero – legge il libro Storie di Erodoto. Il testo, scritto nel 400 a.C., tratta le guerre tra i persiani e i greci, cercando di darne una contestualizzazione e una lettura antropologica, oltre che storica. Erodoto, infatti, dedica tutta la sua vita a cercare risposta alla domanda perché la Grecia (oggi l’Europa) è in guerra contro la Persia (oggi l’Asia)? Quali sono le radici dello scontro tra Occidente e Oriente? Un dilemma tanto antico quanto attuale; una questione – irrisolta – presente anche nelle cronache contemporanee. Kapuściński si rivela un grande ammiratore dell’autore greco e lo definisce il primo vero reporter della storia e, aggiungo io, anche il primo vero wandering traveller.

Nel libro In viaggio con Erodoto, Kapuściński intreccia le vicende raccontate e la vita personale di Erodoto alla narrazione di avvenimenti privati dei suoi viaggi contemporanei. Punti di incontro tra il giornalista polacco e lo storico greco si inseguono per tutto il testo. Entrambi sono viaggiatori curiosi, spinti da un bisogno di scoprire e raccontare fatti e retroscena non noti. Detengono il desiderio – ormai raro – di esserci, di vedere e di sperimentare tutto di persona. E attraverso lo spostamento e l’incontro con altre genti e realtà, è possibile indagare le diversità delle culture e i motivi che portano, talvolta, allo scontro. Inoltre, Erodoto e Kapuściński difficilmente mettono radici. Essendo costantemente spinti dal bisogno di avventura e di essere stupiti, sentono il richiamo verso nuovi luoghi ed esperienze.

Il giornalista polacco confessa che fin da bambino nutriva il desiderio di conoscere cosa ci fosse oltre le frontiere polacche. Immaginava mondi diversi, sconosciuti e, per questo, attraenti. Quando la redazione per la quale lavora, gli propone il primo viaggio all’estero, accetta con fervore, dando inizio così alla carriera di reporter. Viaggiando e scrivendo, Kapuściński capisce l’importanza e la naturale propensione al racconto. L’autore afferma che, a differenza del mondo contemporaneo, ai tempi di Erodoto non esistevano enciclopedie, manuali, biblioteche, internet e tutte le altre fonti di conoscenza: una persona poteva sapeva soltanto ciò che la sua memoria riusciva a trattenere. Dunque, “se si vuole conoscere ciò che è stato memorizzato, bisogna consultare l’uomo. Se quest’uomo vive lontano dobbiamo metterci in cammino, raggiungerlo e, una volta trovato, sederci ad ascoltare ciò che ha da dirci. Ascoltare, memorizzare, magari annotare. È così che nasce un reportage“.

Fondamentale è la qualità del rapporto io-luiio-gli altri che il viaggiatore mira a instaurare e dalla quale dipende il valore del reportage. Kapuściński ammette di avere timore di cadere nella trappola del provincialismo, ovvero pensare in termini di ambiente ristretto e marginale, al quale si attribuisce un significato universale. È proprio sottraendosi a questo concetto che egli acquista, al contrario, l’attitudine all’ascolto e l’accettazione della diversità.

Prendendo come esempio Erodoto – e viaggiando anche alla ricerca di Alicarnasso, sua città natale – nel suo testo Kapuściński scrive che più approfondisce la lettura delle Storie, più cresce un sentimento di affetto nei suoi confronti, tant’è che non riesce a farne a meno. Inoltre, a volte dimentica la differenza di epoche che li separano e, viaggiando nello spazio, si ritrova anche a viaggiare nel tempo.

(Ryszard Kapuściński, In viaggio con Erodoto,   Milano, Feltrinelli, 2005)


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