“Sporche guerre” di Ettore Mo

Recensione e riassunto: Sporche guerre di Ettore Mo (Milano, Rizzoli, 1999)

Sporche guerre di Ettore Mo

Sporche guerre è una raccolta di articoli e reportage firmati da Ettore Mo, inviato di guerra e corrispondente da Londra per il «Corriere della Sera».

Dopo aver girato il mondo come un perfetto wandering traveller – «Sguattero e cameriere a Parigi e a Stoccolma, barista nelle isole della Manica, bibliotecario ad Amburgo, insegnante di francese (senza titoli, naturalmente) a Madrid, infermiere in un ospedale per incurabili a Londra e infine steward in prima classe su una nave della marina mercantile britannica…» – Ettore Mo intraprende la carriera di giornalista. Superati i primi anni di gavetta, viene spedito a documentare guerre e situazioni instabili all’estero.

Leggendo Sporche guerre, è possibile ripercorrere alcuni dei suoi numerosi viaggi di lavoro: in Afghanistan nel 1979, in Jugoslavia nei primi anni Novanta per seguire la disgregazione della Federazione, le guerre in nome di Allah, le bombe in Cecenia, la fine dell’impero sovietico, la repressione cinese del Tibet.

Come inviato di guerra, Ettore Mo ha davvero visto scene ed eventi di odio che ne hanno segnato la vita e la carriera. Guerre in nome di Dio, guerre politiche, guerre di confine, guerre di odio etnico. Qualsiasi ne sia la motivazione, si tratta sempre di guerre sporche, eventi che hanno sporcato migliaia di vittime innocenti e portato alla fame e alla disperazione villaggi, città, nazioni intere.

Ettore Mo è un autore obiettivo, non spetta al reporter avventare opinioni o fare politica. Ciononostante il suo approccio alle vicende vissute – e nel testo raccontate – non appare distante, né freddo. Sporche guerre offre, infatti, uno sguardo dall’interno, un punto di vista autentico su eventi che hanno segnato la storia dell’ultimo quarto del Novecento. Il lettore attraverso le parole di Ettore Mo viaggia assieme a lui, si indigna per i morti sepolti vivi nelle fosse comuni dell’Afghanistan e rabbrividisce al racconto delle monache buddiste date in pasto ai cani in Tibet.

Un libro consigliato soprattutto per gli appassionati al genere del giornalismo di guerra. Un mestiere tanto delicato e difficile quanto considerevole e influente. Ecco un commento di Ettore Mo:

«È legittima la curiosità di chi si chiede quali arcani motivi spingano certa gente a occuparsi professionalmente di un argomento angoscioso come la guerra, senza parteciparvi direttamente: ma è difficile dare una risposta onesta, priva di retorica. Più facile convenire che, una volta imboccata quella strada, sarà quasi impossibile abbandonarla: perché difficilmente altre più piacevoli esperienze riusciranno a coinvolgerti in modo così totale e a procurarti emozioni tanto forti».

Ettore Mo, Sporche guerre, Milano, Rizzoli, 1999


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