“Tre uomini in bicicletta” di Paolo Rumiz

Paolo Rumiz, Francesco Altan, Tre uomini in bicicletta, Milano, Feltrinelli, 2002.

Metti Paolo Rumiz, noto giornalista e narratore di viaggio. Metti Francesco Tullio-Altan, il vignettista che non ha bisogno di presentazioni, e il loro amico e insegnante Emilio Rigatti.
Metti tre biciclette e duemila chilometri da percorrere, attraverso le strade più segrete dei Balcani. Aggiungi divertimento, spontaneità, avventura e un po’ di rischio. Il risultato è Tre uomini in bicicletta: il racconto di un viaggio unico, intrapreso nel 2001, da Trieste, città natale di Rumiz, fino a Istanbul.

Il viaggio si sviluppa in diciotto tappe, attraverso Slovenia, CroaziaSerbia, Bulgaria e Turchia europea, nazioni che racchiudono l’origine e la storia di tutta l’instabilità balcanica. Sono luoghi, infatti, in cui si riconoscono ancora i segni del massacro etnico e delle passate e presenti contraddizioni religiose, sfociate nelle guerre jugoslave dei primi anni Novanta.

Ciononostante, il reportage è scritto con l’intento di sfatare il pregiudizio che considera i Balcani terre ostili, proponendo un graduale avvicinamento di Noi (l’Occidente) all’Altro (l’Oriente).
La scelta di viaggiare in bicicletta non è, dunque, casuale. Per addentrarsi in luoghi considerati nell’immaginario collettivo come pericolosi, Rumiz e i suoi compagni scelgono un mezzo lento, privo di barriere e non sospettoso.
La bicicletta è una finestra aperta tra il passeggero e il mondo circostante. Senza filtri che inibiscono la percezione sensoriale, permette di amplificare l’esperienza del viaggio e dell’immersione a corpo libero nelle luci, nei colori e negli odori dei luoghi.

Istanbul da Trieste è lontana come Barcellona ma la distanza mentale è infinitamente superiore.

Per il giornalista triestino, i viaggi veri sono quelli che hanno come direzione l’Est. Rumiz, Altan e Rigatti pedalano alla ricerca di quell’Altrove che viene volontariamente emarginato dalla società occidentale.
Il viaggio è atipico, diverso, anti-turistico. I tre ciclisti si sentono totalmente parte dei luoghi in cui viaggiano e li raccontano come se fossero esploratori alla ricerca delle differenze – culturali, storiche, sociali, ma anche paesaggistiche e climatiche – che incontrano tra una tappa e la successiva, tra una nazione e quella seguente.

Tre Uomini in Bicicletta

Ed è proprio la ricerca dell’alterità a costituire il filo conduttore di tutta la traversata, arricchita da una scrittura informale e dalle vignette autoironiche, disegnate da Altan, che ritraggono alcuni episodi salienti del viaggio.

“Dove vai?’ chiede la moglie al ciclista. ‘Porto a spasso il bambino che è in me’ risponde lui, con la mano già sull’affusto carico di bagagli. Altan ha colto già dall’inizio, con una vignetta, il senso di questo viaggio Trieste-Istanbul. […] Il senso vero è stato l’immenso, infantile, primordiale divertimento.

Tre Uomini in Bicicletta

Prima della pubblicazione da parte di Feltrinelli, il racconto di questo viaggio è apparso, in diciotto puntate, sulle pagine del quotidiano «la Repubblica» dal 7 al 29 agosto del 2001. Il reportage di Paolo Rumiz riceve da subito un notevole riscontro positivo da parte dei lettori e si apre, così, la sua carriera di “viaggiatore d’agosto”. Infatti, dal 2001, ogni anno Paolo Rumiz intraprende un viaggio che viene pubblicato dal quotidiano «la Repubblica» nei mesi estivi.

Tutte le puntate del reportage Tre uomini in bici sono disponibili a questo link:
http://www.repubblica.it/online/tre_uomini_in_bici/tre_uomini_in_bici.htm

 


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