Per capire l’Italia, basta un finestrino. “L’Italia in seconda classe” di Paolo Rumiz

L’audace tentativo di raccontare tutta l’Italia, isole incluse, da un finestrino è la chiave del reportage L’Italia in seconda classe del giornalista e scrittore Paolo Rumiz.

Estate 2002. Assieme all’attore Marco Paolini, figlio di un macchinista, Paolo Rumiz attraversa l’Italia in treno, percorrendo 7480 chilometri, gli stessi coperti dalla Transiberiana, la ferrovia che collega gli Urali a Vladivostok, città dell’estremo oriente russo. Una distanza leggendaria, che nessuna biglietteria può calcolare, né tanto meno nessun biglietto può contenere.
Ne consegue un «esilarante e feroce viaggio», esclusivamente nelle carrozze di seconda classe di treni locali e regionali. Un viaggio da gustare dal finestrino, mentre la locomotiva si addentra nelle zone più sconosciute della penisola: quelle che hanno tanto da dire, ma di cui nessuno parla.

Italia in seconda classe di Paolo Rumiz

7480 chilometri percorsi, 76 biglietti obliterati, 58 treni presi, 210 ore, comprensive delle attese in stazione e di cui 3 ore in coda alle biglietterie. Un’epopea contemporanea. Un percorso coraggioso, vista la non salutare situazione della rete ferroviaria italiana.

Il viaggio si rivela una vera e propria inchiesta sulle condizioni della cosa pubblica. Le ferrovie italiane sono abbandonate, trascurate, ammazzate da ritardi cronici e tagli al personale. Quando la parola d’ordine è una sola, privatizzazione, l’Italia intera agisce come un’azienda orientata al profitto. Di conseguenza, le linee marginali vengono escluse e centinaia di stazioni chiudono o rimangono «impresenziate». Chi si prende davvero cura di quel che resta di questo patrimonio è quel poco personale rimasto, sottopagato e frenato dalla lungaggine della burocrazia. In un paese alla deriva, Rumiz racconta di casalinghe-casellanti capaci di gestire una linea e di macchinisti che amano a tal punto il loro lavoro da chiamare per nome le locomotive. Non semplici lavoratori, ma «ferrovieri in trincea», accomunati dalla scelta di non piegarsi al progresso.

Ampio spazio è dedicato anche ai paradossi tutti italiani che incontrano durante il tragitto a zig-zag per la penisola: «Montagne di munnezza compattata, in partenza per la Germania. E poi acqua minerale. Treni interi con acqua del Nord che va a Sud, e acqua del Sud che va a Nord. Fiumi che si incrociano, linee intasate per un trasloco inutile e miliardario». Treno come occhio critico:

Constatiamo di viaggiare in una pubblica discarica che nessuno spazza, se non il treno medesimo. Il quale si rivela una grande macchina di verità: entrando nei luoghi sempre dal retrobottega, li svela impietosamente. Per capire l’Italia, basta davvero un finestrino.

Italia in seconda classe di Paolo Rumiz

Oltre al peggio, dal diario di viaggio su rotaie emerge anche il meglio del nostro territorio. Attraverso la descrizione della socialità e delle diversità, Rumiz racconta ciò che ancora fa dell’Italia il bel Paese. Il viaggio, dunque, viene intrapreso anche come occasione di riscoperta e riscatto di quanto resiste della periferia italiana. Rumiz e Paolini chiedono di poter viaggiare in cabina di guida, dalla quale l’immersione nel paesaggio è totale e la visuale è piena, differente da quella laterale dei vagoni passeggeri.

L’Italia in seconda classe è un reportage-omaggio al treno: l’unico mezzo che, collegando l’impossibile, dalla Sicilia al Brennero, ha contribuito a fare l’Italia.
Il treno è protagonista. Il «bruco di ferro», come spesso lo definisce il giornalista, si impenna, si contorce, si attorciglia su sé stesso e attraversa una natura ruspante: «sbatte contro montagne pietrose, sopporta curve e cambi di pendenza deliranti. Non taglia il paesaggio, vi aderisce».

Il racconto segue l’andatura dei binari. Piacevole la descrizione della motrice che fa il giro dell’Etna: «Si chiama Imba ed è sgangherata e ruspante come un vecchio bracco pulcioso carico di storia. Parte dalla città alta tagliando il pendio vulcanico con perfezione euclidea». Delizioso è il paesaggio siciliano dei limoni, del mare greco, del vento martellante sulle scogliere. Incalzante la tappa di Napoli, una città che «mette fretta, non sappiamo se stiamo inseguendo o siamo inseguiti». Caotica la rappresentazione della ferrovia regionale Circumvesuviana, il più straordinario labirinto d’Italia, 1250 chilometri di linee. La più alta densità nazionale. Tra improbabili facchini, accattoni e bambini acchiappa-turisti, il treno corre su un mare di case, orti, condomini, antenne televisive e fabbriche.

E ancora, il racconto si fa misterioso quando, viaggiando tra lecci e rocce emergenti, lo scompartimento si riempie di profumo di mirto. Rumiz e Paolini sentono il sapore del proibito e viaggiano tra cactus e cicale, in valli che somigliano più all’Afghanistan che alla Sardegna. In seguito, il reportage diventa esplorazione quando attraversano l’Appennino nelle silenziose terre di mezzo; diventa occasione di socialità quando si immergono nelle Alpi profumate di muschio; e diventa nostalgia quando, in Toscana, salgono su un treno a vapore.

Oltre a ridisegnare l’Italia, il treno ha permesso ai due viaggiatori di vivere un tempo nuovo, diverso e improprio, scandito da orari, ritardi e coincidenze. Un tempo che, comunque, non è perso e non si riduce a mero spostamento, come quello che sembra trascorrere sui treni ad alta velocità. Il giornalista capisce che quello che stanno compiendo non è un viaggio, è un vagabondaggio. Per giorni, non hanno avuto una fine: «L’assenza di una meta, il ritmo sincopato, l’andare come barboni in cerca di un Chissadove, ci ha portato fuori dal tempo».

L’Italia in seconda classe è un un racconto da leggere con la carta geografica a portata di mano. Di ogni comune, valle, fiume e località citati – per lo più sconosciuti e minori – il lettore ha voglia di localizzarli, di segnarli su una mappa, in modo da poter monitorare, passo per passo, il proseguire del viaggio. È un’azione che, in qualche modo, esaudisce la voglia di essere partecipi, anche se in maniera passiva e con una tempistica ovviamente passata, del viaggio come esperienza, scoperta e fascino.

Il reportage è l’interfaccia tra noi e Rumiz, il finestrino lo è tra noi e l’Italia di chi viaggia in seconda classe.

Prima di essere pubblicato da Feltrinelli, il reportage è stato raccontato per la prima volta in ventuno episodi sulle pagine di «la Repubblica» dal 2 al 23 agosto 2002 e ogni articolo è accompagnato dalle creative vignette di Altan.
http://www.repubblica.it/online/seconda_classe/seconda_classe.htm


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