L’equilibrio tra realtà e personalità. Una sfida del reporter di viaggio

Quando leggiamo un reportage di viaggio, ci accorgiamo di quanto la parte del giornalista-viaggiatore è spesso più caratterizzante dell’esperienza raccontata. L’immedesimazione nelle orme del viaggiatore e la condivisione delle emozioni giocano un ruolo strategico nel far incuriosire i lettori. Ma non trattandosi di finzione o romanzo, la soggettività del reporter deve convivere armoniosamente con la telecronaca degli eventi. Ed è su questo equilibrio tra realtà e personalità che si basa il genere del reportage di viaggio.

La personalità nella realtà. All’inizio di ogni reportage (di viaggio o non), una delle più grandi sfide che ciascun reporter incontra è raccontare la realtà nella maniera più oggettiva possibile, cercando di escludere il proprio punto di vista. L’autore fornisce ai lettori le coordinate spazio-temporali fondamentali per racchiudere la vicenda in un contesto sociologico. Ciò che non deve mai dimenticare uno scrittore è che il pubblico detiene solo le informazioni che egli gli concede e, affinché il reportage risulti efficace e piacevole, deve consentirgli di ricevere tutti i dati necessari per essere catapultato all’interno della storia e comprenderne il senso.

Tuttavia, nel reportage di viaggio, questa direttiva non è assoluta. Dato che il viaggio è un’esperienza prettamente soggettiva, il cui itinerario è organizzato a gusto e interesse del reporter, la personalità dell’autore gioca un ruolo altrettanto fondativo del genere.

Al momento della scrittura di ogni reportage di viaggio, l’autore (oltre a stabilire se utilizzare l’io in prima o in terza persona) decide su che livello impostare la relazione “me stesso/realtà”, scegliendo se utilizzare un punto di vista vicino a se stesso o all’ambiente esterno, quindi se scrivere puntando sulla propria personalità o sull’oggettività dell’esperienza vissuta.
Ed è proprio giocando sui passaggi dalla descrizione all’introspezione che si crea lo stile personale dell’autore, la cui abilità – e il conseguente successo – viene decretata dal sapersi muovere tra i due estremi, sfruttando i particolari della realtà e le proprie emozioni, per dar vita a un racconto che possa suscitare interesse.

Per quanto riguarda lo stile di scrittura, il reportage di viaggio è sicuramente influenzato dalle regole del giornalismo, in quanto la sua pubblicazione è spesso pensata per un prodotto divulgativo e informativo.
Oltre a ciò, accoglie aspetti e terminologie proprie del genere del romanzo, nel caso in cui il linguaggio scarno ed essenziale della stampa non sia sufficiente a descrivere realtà culturali multiformi. Chi scrive un reportage di viaggio troverà utile confrontarsi e ispirarsi alla letteratura per fare notizia.

La personalità nelle realtà differenti. In un reportage di viaggio, la presenza dell’autore non è, dunque, invisibile. Emerge anche dalle caratteristiche proprie di colui che scrive: le origini, le competenze, le esperienze, le motivazioni del viaggio… Il background dell’autore, se sfruttato con accortezza e contrapposto alla diversità degli incontri, evidenzia quel sapore che negli altri generi di reportage (investigativo, di denuncia) è marginale.

Viaggiare è un’azione svolta da una sola persona, ma ne coinvolge una molteplicità.
Non dimentichiamo che l’intento di base di ciascun reportage di viaggio è aprire un ponte tra culture differenti.
Con una propensione all’incontro e alla comprensione delle diversità, il reporter viaggia, racconta, accetta e spiega un ambiente sociale, politico, economico e culturale che non è il proprio. Coloro i quali hanno intrapreso – con successo – questo mestiere sono accomunati dalla capacità di meravigliarsi di fronte a paesaggi nuovi, dall’attitudine all’ascolto, dalla curiosità di scavare oltre le apparenze e dalla presa di coscienza sul fatto che i loro scritti rivestono un ruolo di grande responsabilità sul piano umano. Come dice Kapuściński, «tutto quello che si scrive nei reportage proviene dalla gente e il valore di un testo dipende molto dalla qualità del rapporto io-lui, io-gli altri. Dipendiamo dagli altri e il reportage è forse il più collettivo dei generi letterari» (Ryszard Kapuściński, In viaggio con Erodoto).


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