“La Gerusalemme perduta” di Paolo Rumiz. Viaggio all’origine della fede

Nel 2005, Paolo Rumiz, il noto inviato de La Repubblica, intraprende un lungo viaggio verso Gerusalemme alla ricerca dei cristiani dʼOriente: i cattolici e gli ortodossi che vivono nelle terre dei minareti.
Percorre 6250 chilometri, attraverso nove paesi – Italia, Montenegro, Serbia, Macedonia, Grecia, Turchia, Siria, Giordania e Israele – a bordo di mezzi di trasporto tra i più spartani: pescherecci, taxi, treni e camion. I siti visitati non sono solo luoghi di culto come chiese e monasteri, ma viaggia anche attraverso mercati, bazar, biblioteche, deserti, templi, locande, rovine e metropoli.

La Gerusalemme Perduta
@Monika Bulaj

Paolo Rumiz, giornalista ateo, compie questo “Camino de Santiago” in direzione contraria, non come un viaggio di andata, ma piuttosto di ritorno: «Un ritorno alle origini della fede». Lʼidea nasce dalla percezione che la società occidentale ha una conoscenza limitata e confusa delle situazioni attuali delle altre religioni, incluso il cristianesimo orientale – culla anche del cattolicesimo. Nellʼimmaginario collettivo alimentato dai media, il Medio Oriente e gli altri luoghi a prevalenza islamica sono presentati infatti come qualcosa di cui aver timore. Rumiz, con il suo contraddistinto approccio indagatore da viaggiatore fai-da-te, invece, abbatte ogni paura e pregiudizio, addentrandosi in un terreno nuovo, armato solo di curiosità.

Scopre è che, nonostante gli ori, gli incensi e le icone millenarie, il cristianesimo in Oriente è in pericolo. Nella sola città di Istanbul i greci-ortodossi sono scesi da trecentomila a cinquemila, mentre in Anatolia i cristiani, che un secolo fa erano milioni, oggi sono poche famiglie disperse. Così poche che lo stesso Rumiz rivela di aver creduto di essere «uno zoologo pazzo, alla ricerca di una specie estinta»:

Senza dimenticare le difficili condizioni degli armeni, in fuga da millenni; dei monaci del Kosovo che sopravvivono solo grazie a una barriera di militari italiani; o dei cristiani di Israele che, esasperati delle tensione tra ebrei e musulmani che si ritorcono contro di loro, scappano proprio dalle terre dove è nato il Cristo.

I motivi di tutto questo, oltre alle minacce dellʼIslam, sono da riscontrare nei nazionalismi, regressioni infantili del concetto di cultura.
Altro problema di fondo, è la totale separazione tra cristiani occidentali e orientali. I cattolici e i protestanti si sono dimenticati che la culla del cristianesimo risiede tra lʼEufrate e il Mediterraneo, che Cristo viene da Oriente.
Inoltre, più ci si allontana da Roma, più le chiese si riempiono di fedeli e lʼinsegnamento del cristianesimo si fa profondo e mistico; mentre il Vaticano appare solo come il salotto dei suoi rappresentanti. Per Rumiz, la teologia occidentale, con le sue categorie logiche, in un Europa sempre più clericale e opportunista, finisce per essere una scuola di ateismo.

Il viaggio alla scoperta dei cristiani dʼOriente è stato un bagno di umanità, afferma lo stesso Rumiz. Lungo tutto il tragitto, il giornalista triestino ha incontrato persone sempre disposte a dargli una mano, ad aprirgli le porte di casa e a confidargli i propri pensieri, anche quelli più scomodi, scoprendo realtà che infrangono tutte le regole:

Ragazze in chador che chiedono la fertilità alla Madonna. Musulmani che bevono vino. Ebrei che cantano canzoni dellʼIslam. Cristiani che si prostrano fronte a terra e sedere per aria, come i seguaci di Maometto. Rabbini rumeni nerovestiti come i preti ortodossi, islamici che non costruiscono minareti e altri che ti parlano degli ebrei come dei cugini partiti.

Significativa la tappa in Anatolia, cuore della Turchia, terra in cui si sente la mancanza degli armeni, dei siriaci e dei greci, popoli che solo un secolo fa erano milioni, mentre nel 2005, sono solo poche decine: «Prima rifiutati come stranieri, ammazzati come quinte colonne di potenze esterne, spazzati dallʼorrenda stagione dei nazionalismi. Poi sorvegliati a vista, accusati ancora oggi di minare lʼunità dello Stato, di far proseliti».

Toccante, infine, anche quella in Siria, paese arabo e «candidato Paese-canaglia nello scadenziario bellico di George Bush junior». Dopo aver soggiornato in Turchia, Aleppo, nel 2005, è visto come un ritorno ai piccoli piaceri della vita: non cʼè più il coprifuoco e il giornalista riesce a godersi una birra allʼaperto. Inoltre, le chiese sono affollate dai fedeli, le donne si mostrano senza velo e «scoprono le ginocchia come segno di libertà che fa la differenza, senza che per questo gli imam lancino maledizione alcuna. Chissà quanto durerà, con lʼaria che tira, questa pacchia di tolleranza».

A Damasco, la Capitale della Siria, con sei milioni di abitanti, si avverte che il deserto è vicino. Compaiono i primi chador, neri, inconfondibili, ma il tassista lo avverte: non sono donne musulmane quelle, «sono sciite, persiane o irachene. Quindi non musulmane. La deviazione nellʼIslam spinge subito il viaggio in direzioni inattese».

Le diverse deviazioni inevitabilmente portano i lettori a voler sapere qualcosa anche dei luoghi che Rumiz non ha visitato. In egual maniera, i nomi falsi delle persone spingono chi legge a voler informarsi sul perché così tante persone hanno preferito lʼanonimato. Ciò che rende questo viaggio speciale è proprio ciò che manca, ciò che trapela leggendo tra le righe, ciò che è accennato ma non confessato. Si potrebbe avere dunque lʼimpressione che sia incompleto, che lo stesso Rumiz ha visto tanto, forse troppo, e non desidera rivelarlo. Spetta dunque alla curiosità dei lettori viaggiare con la mente e colmare certi misteri.

@Monika Bulaj

I giorni effettivi di viaggio sono stati 39. I ventisei articoli del reportage sono stati pubblicati sulle pagine del quotidiano laRepubblica dal 31 luglio al 26 agosto 2005. Il logo che accompagna ogni articolo è stato disegnato da Francesco Tullio-Altan, mentre il reportage fotografico è firmato da Monika Bulaj. Dallʼunione degli articoli e delle immagini, è stato pubblicato il libro La Gerusalemme perduta, edito da Frassinelli.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...